Plotino: un riassunto del pensiero del più importante filosofo greco di età imperiale, iniziatore del neoplatonismo. La sua filosofia esercitò un’influenza profonda sul pensiero tardoantico, medievale e rinascimentale, segnando in modo duraturo la storia della filosofia occidentale.
Indice
Plotino: riassunto di vita e opere
Le notizie sulle origini di Plotino sono incerte. Nacque intorno al 205 d.C., forse a Licopoli in Egitto, e fin da giovane mostrò un forte interesse per la filosofia. A 28 anni si trasferì ad Alessandria d’Egitto, uno dei più importanti centri culturali del mondo antico, e seguì per 11 anni l’insegnamento di Ammonio Sacca, un maestro carismatico, esegeta di Platone e Aristotele, oltre che astronomo e matematico, che però non lasciò nessuno scritto.
Nel 243 Plotino si unì alla spedizione militare dell’imperatore Gordiano III contro i Parti, spinto dal desiderio di conoscere le filosofie orientali. Dopo il fallimento della campagna e la morte dell’imperatore, riuscì a rifugiarsi a Roma, dove si stabilì definitivamente. Nella capitale dell’impero fondò una scuola filosofica che attirò numerosi allievi, tra cui senatori, intellettuali e membri dell’aristocrazia romana. Pur non amando la fama, Plotino godette di grande prestigio e fu stimato anche dall’imperatore Gallieno.
Plotino non scrisse opere sistematiche in vita: i suoi insegnamenti furono raccolti in una serie di trattati redatti in momenti diversi. Fu il suo discepolo Porfirio, dopo la morte del maestro, a ordinarli nelle celebri Enneadi, suddivise in sei gruppi di nove trattati ciascuno. In queste opere Plotino elaborò il neoplatonismo, una rilettura originale del pensiero di Platone centrata sull’idea dell’Uno, principio supremo e ineffabile da cui tutto deriva. Negli ultimi anni, afflitto da una grave malattia, Plotino si ritirò in Campania, dove morì nel 270 d.C.
Le fonti e i riferimenti del neoplatonismo
Plotino è considerato il fondatore del neoplatonismo, termine con cui gli storici moderni indicano l’ultima corrente della filosofia greca antica. Il neoplatonismo si afferma nel III secolo d.C. e prosegue il suo sviluppo fino al VI secolo, grazie a filosofi come Porfirio (allievo di Plotino), Giamblico, Proclo e altri. Nel neoplatonismo confluiscono influenze provenienti da diversi autori e correnti, e in particolare:
- Platone, di cui Plotino si considerava un interprete e un diretto continuatore;
- il medioplatonismo;
- Aristotele;
- lo stoicismo.
Plotino si definiva un esegeta, un interprete dei filosofi del passato. Affermava inoltre che le sue conclusioni erano in realtà dottrine già presenti nei testi degli autori antichi, ma implicitamente. Tuttavia, nonostante si rifaccia espressamente a Platone, il neoplatonismo si differenzia dall’originale pensiero platonico. Ad esempio, passa in secondo piano la riflessione politica ed etica, mentre hanno la priorità le questioni metafisiche. Inoltre, dal punto di vista teoretico, la principale differenza con Platone è rappresentata dall’Uno, un’entità assolutamente trascendente che i neoplatonici considerano il principio fondamentale.
Altro aspetto importante è il rapporto tra Platone e Aristotele: uno degli argomenti più dibattuti alla scuola di Plotino era infatti il possibile accordo tra i due maggiori filosofi dell’antichità. Il pensiero aristotelico, come vedremo, ebbe un ruolo centrale nel neoplatonismo. Nonostante rivolga critiche ai peripatetici, in molti passaggi Plotino riprende tesi aristoteliche, dimostrando di conoscere a fondo le opere di Aristotele e i suoi commentatori.
L’Uno
Un riassunto del pensiero di Plotino deve partire dall’aspetto più originale della filosofia neoplatonica: l’Uno. Al vertice della realtà, Plotino pone questo principio, che è assolutamente trascendente ed è superiore all’essere e al pensiero. Le cose materiali, infatti, non possono avere in sé il principio della propria esistenza. Quindi, è necessario ricercare una causa extramateriale e intelligibile (cioè comprensibile solo con l’intelletto).
Per descrivere l’Uno, Plotino ricorre agli strumenti della teologia negativa:
- dell’Uno non si può predicare nessun attributo, ma si può solo alludere;
- l’Uno non ha limiti e non ha parti;
- l’Uno non è in nessun luogo;
- l’Uno non è mosso e non è in quiete;
- l’Uno non è conoscibile.
L’Uno è ciò che rimane quando si tolgono tutti gli attributi, ed è precedente a tutto, in quanto generatore di tutte le cose. Plotino dice che l’Uno è semplice, di una semplicità assoluta che l’intelletto umano non può cogliere pienamente. Per questo motivo gli esseri umani tentano di parlarne dandogli diverse qualificazioni (definendolo, per esempio, bene, amore o intellezione), ma queste qualificazioni devono essere intese con un senso diverso e superiore rispetto a quello con cui le usiamo solitamente (l’intellezione dell’Uno è una super-intellezione, e il suo essere è un essere di livello superiore).
Le ipostasi in Plotino: riassunto
Oltre all’Uno, nella metafisica di Plotino ci sono anche altri due principi. I tre principi vengono comunemente chiamati ipòstasi. Al vertice della realtà ci sono quindi:
- l’Uno, principio trascendente l’essere;
- l’Intelletto, che discende dall’Uno;
- l’Anima, che discende dall’Intelletto.
Come avviene il passaggio dall’Uno all’Intelletto? Plotino lo spiega ricorrendo alla dottrina della doppia attività, secondo cui ogni cosa ha un’attività che è propria della sua natura, e che è in atto, e un’attività derivata che è separata dalla cosa e deriva dalla sua sostanza. Plotino fa l’esempio del fuoco: c’è un calore che è proprio del fuoco, e un calore che si propaga verso l’esterno. A partire da questa dottrina Plotino formula un processo composto da tre momenti:
- l’Uno svolge un’unica attività, cioè pensa, ma il suo è un pensiero di ordine superiore rispetto a quello umano e da esso per sovrabbondanza procede qualcos’altro, un’attività secondaria e illimitata che è anche una potenza generatrice (si parla di processione, pròodos, o irradiazione, perìlampsis);
- attraverso una conversione (epistrophè), l’attività secondaria dell’Uno si rivolge verso l’Uno, ma la sua è una visione ancora incompiuta, uno sguardo che è ancora privo di comprensione;
- con il compimento dello sguardo, ciò che proviene dall’Uno diventa Intelletto, ma vede l’Uno come una molteplicità di forme ideali: in questo modo l’Intelletto arriva alla contemplazione di sé.
L’Uno, quindi, quando pensa compie un’azione che però non lo modifica. Tuttavia, dalla sua attività produce qualcosa che, attraverso la contemplazione, acquisisce la propria determinazione ontologica. Inoltre, le idee non nascono dall’Uno, ma dalla limitazione dell’attività secondaria dell’Uno. Secondo Plotino l’Uno non ha consapevolezza di questi passaggi, che non avvengono in successione, ma “eternamente”.
L’Intelletto
Se l’Uno è l’unità, l’Intelletto è la prima forma di molteplicità. Nell’Intelletto troviamo infatti la dualità del conoscente e del conosciuto, e occupa il più elevato grado ontologico: è l’essere in senso pieno. Confluiscono qui teorie da diversi autori: la trascendentalità delle idee di Platone, la sostanza prima come pensiero di Aristotele, l’unicità dell’essere di Parmenide, la dottrina medioplatonica secondo cui le idee sono i pensieri di dio.
Per Plotino, però, la dualità è puramente teorica: nell’Intelletto, pensiero e pensato coincidono. Ogni idea, quindi, è allo stesso tempo pensata e pensante. Aristotele nella Metafisica aveva intuito che il pensiero/intelletto è il grado superiore dell’essere: per Plotino si può quindi giungere alla conclusione che l’Intelletto si può identificare con le idee (che per Platone sono il vertice dell’essere). Inoltre, l’Intelletto conosce attraverso la noesi, cioè una conoscenza intuitiva.
L’Anima
Dall’Intelletto discende l’Anima, sempre attraverso un processo triadico. Con l’Anima aumenta la molteplicità e ci si avvicina al mondo materiale sensibile. L’Anima inoltre conosce attraverso la dianoia, cioè una conoscenza discorsiva. Plotino distingue nell’Anima tre livelli:
- l’Anima in se stessa, che appartiene all’intellegibile ed è un principio metafisico universale;
- l’Anima della natura, che si rivolge alla materia, la organizza e la rende viva;
- le anime individuali, cioè le anime degli esseri umani, che sono discese nei corpi.
L’Anima della natura è in contatto con la materia e ha le funzioni che nel Timeo erano attribuite al demiurgo. La natura forma la materia e genera il mondo fisico attraverso la contemplazione (theoria): in questo modo Plotino riconduce l’attività produttrice della natura all’attività teoretica delle sostanze intelligibili. La materia, inoltre, è il punto più basso dell’universo plotiniano.
L’anima umana
Oltre all’Anima superiore e all’Anima inferiore, nell’Anima si trovano anche le molteplici anime individuali: sono le anime degli astri e degli uomini. Anche nell’anima degli uomini c’è lo stesso dualismo di spirito e materia che si è visto tra Anima intellegibile e Anima del mondo.
La dottrina dell’anima non discesa, in particolare, afferma che l’anima umana, quando è caduta nel mondo materiale, non è discesa completamente nel corpo. Una parte dell’anima umana, infatti, è rimasta nel regno dell’intelligibile: nell’anima umana c’è quindi un elemento di livello superiore, utile per risalire all’intelligibile.
La parte più bassa dell’anima è invece a contatto con la materia ed è preposta alle funzioni corporee (comprese le sensazioni e i sentimenti). La vera essenza dell’anima umana è il pensiero discorsivo e comprende
- una attività consapevole,
- una attività inconscia superiore (rivolta all’intelligibile),
- una attività inconscia inferiore (percezione, desideri).
L’anima umana si trova quindi tra intelligibile e materia, e sembra attratta da quest’ultima. Andare verso la materia, però, significa andare verso il male morale e allontanarsi dalla vera meta, cioè ricongiungersi con l’Uno.
Il ritorno all’Uno secondo Plotino: riassunto
Il destino dell’anima umana è quello di risalire l’intelligibile e ritornare verso l’Uno. La dottrina dell’anima non discesa, d’altra parte, rende possibile questo ritorno all’Uno. Ci sono però diversi mezzi per raggiungere questa meta.
- La prima via parte dalla conoscenza: la sensazione e la memoria sono interpretati come segnali per l’intelligibile, ma la via principale per raggiungere l’Uno è la dialettica, così come intesa da Platone.
- Il secondo percorso parte dall’etica: è possibile raggiungere l’Uno attraverso la purificazione, moderando le passioni.
- Il terzo è un percorso estetico: come nel Simposio e nel Fedro, la visione della bellezza risveglia nell’anima il desiderio del bello in sé, che in questo modo riesce a elevarsi verso l’intelligibile.
Tutti e tre questi mezzi, però, lasciano spazio ad aspetti mondani, come la sensazione e i sentimenti. La via principale per raggiungere l’Uno, per Plotino, è l’unione mistica. L’anima quindi esce da sé, si spoglia della propria individualità e in questo modo si svuota e riproduce in sé la semplicità, l’assenza di predicati propria dell’Uno. Così l’anima diventa quindi identica al principio. Secondo la Vita scritta da Porfirio, Plotino riuscì a raggiungere questa esperienza in quattro occasioni.
Sul web
- Plotinus, Stanford Encyclopedia of Philosophy
- The Six Enneads, The Internet Classics Archive



