Medioplatonismo e neopitagorismo: caratteristiche e riassunto

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Medioplatonismo e neopitagorismo sono due correnti che si affermano nei primi secoli dell’età imperiale. Il medioplatonismo riunisce vari autori, tra di loro diversi, che a vario titolo riprendono la filosofia di Platone. Il neopitagorismo, invece, nasce dalla riscoperta del pitagorismo, di cui vengono enfatizzati gli aspetti spirituali e mistici. I due movimenti, come vedremo, hanno dei punti di convergenza.

Medioplatonismo

Nel I secolo a.C. rinacque l’interesse per la filosofia di Platone. Figura di passaggio è Antioco di Ascalona, allievo dell’Accademia platonica, che abbandonò lo scetticismo per tornare a un platonismo dogmatico. Nei primi secoli dell’età imperiale, altri filosofi riscoprirono il pensiero di Platone: sono autori tra di loro molto diversi, che vengono riuniti dagli storici sotto la categoria del medioplatonismo (per distinguerlo dal platonismo antico di Platone e dei suoi allievi, ma anche dal neoplatonismo di Plotino e dei suoi successori). L’iniziatore è considerato Eudoro di Alessandria (I secolo a.C.). Vi rientrano Filone di Alessandria, lo storico Plutarco, il medico Galeno, lo scrittore Apuleio, ma anche testi di carattere religioso e iniziatico, come gli Oracoli caldaici e il Corpus Hermeticum.

Antioco di Ascalona: verso il medioplatonismo

In polemica con il maestro Filone di Larissa (che fu l’ultimo scolarca dell’Accademia), Antioco (120-67 a.C.) abbandona lo scetticismo e riafferma un platonismo dogmatico, considerato come l’autentica eredità di Platone e contrapposto al platonismo scettico. Il filosofo però si spinge oltre, e afferma anche la sostanziale concordia tra Platone, Aristotele e lo stoicismo.

La dottrina della conoscenza di Antioco unisce la dottrina delle idee platonica con la dottrina stoica della rappresentazione comprensiva, probabilmente mediata dall’aristotelismo. Come per gli stoici, anche per Antioco la conoscenza procede dai sensi, ma la rappresentazione catalettica ha per oggetto le forme aristoteliche che sono presenti nella materia. Attraverso queste forme si sviluppa la conoscenza delle idee (che sono trascendenti). Il giudizio di verità, che segue la conoscenza sensibile, ha infatti per oggetto qualcosa che è sempre uguale a sé.

L’accordo tra filosofia platonica e aristotelica

Una corrente maggioritaria all’interno del medioplatonismo sosteneva la necessità di un accordo tra la filosofia di Platone e quella di Aristotele. Ne abbiamo testimonianze in un anonimo Commento al Teeteto, nel Didaskalikòs di Alcinoo e nel trattato Platone e la sua dottrina di Apuleio. Alcinoo, per esempio, tenta di conciliare gli universali aristotelici (immanenti alla realtà) con le idee platoniche (trascendenti), e di unire il sillogismo di Aristotele e la dialettica platonica.

Nell’ambito della metafisica, i medioplatonici riprendono le dottrine del Timeo, che viene però letto come una descrizione di un mondo perfettamente ordinato da una divinità provvidente. Da questo dialogo viene ricavata la cosiddetta dottrina dei tre principi, secondo cui i principi sono:

  • dio (demiurgo),
  • modello (idee),
  • materia (chora).

Da Aristotele deriva l’identificazione della chora platonica con la materia. Sempre da Aristotele proviene la concezione di dio come di un intelletto che pensa solo a se stesso. Dio quindi si sdoppia: si ha un primo intelletto divino (che pensa a se stesso) e un secondo intelletto divino (il demiurgo, che organizza la realtà per mezzo delle idee). Da Apuleio si può inoltre desumere l’esistenza di un terzo intelletto completamente trascendente e superiore a questi due.

Filone di Alessandria: medioplatonismo e tradizione ebraica

Filone di Alessandria (25/20 a.C. – 40 d.C.), un dotto ebreo ellenizzato di cui ci sono giunti vari scritti, sviluppò un’originale fusione tra cultura filosofica e tradizione ebraica. Filone studiò la Bibbia ebraica in greco, nella traduzione dei Settanta, e la interpretò in modo allegorico, così come gli stoici fecero con Omero. Diede inoltre una lettura sapienziale della storia della filosofia, che collegava Mosè a Pitagora e Platone; tuttavia, nei suoi scritti riprendeva dottrine anche dagli stoici e da Aristotele.

All’origine della realtà Filone poteva un dio sommo, che corrispondeva allo Jahvè della Bibbia ma anche all’Uno della filosofia pitagorico-platonica. Nella creazione del mondo, il dio è aiutato da delle “potenze”, simili alle idee platoniche. Da qui discende una complessa gerarchia di enti intermedi tra dio e la realtà. Filone inoltre sostenne la tesi che le idee fossero i pensieri di dio.

La riscoperta di Pitagora: il neopitagorismo

Oltre al platonismo, molti autori di questo periodo riscoprirono anche il pensiero di Pitagora. Già il pensiero platonico era stato influenzato dal pitagorismo: ne sono esempi la dottrina della metempsicosi, la preminenza della matematica e la dottrina dei principi (limitato e illimitato). A questo periodo risalgono alcuni trattati anonimi, falsamente attribuiti ai pitagorici antichi, che affrontano temi etici e metafisici con una sensibilità spiccatamente medioplatonica. Ci sono poi noti i nomi di alcuni filosofi neopitagorici, come Moderato di Gades (I secolo d.C.) e Nicomaco di Gerasa (60-12 d.C.). Di quest’ultimo in particolare ci sono giunte una Introduzione all’aritmetica e una Teologia dell’aritmetica (frammentaria).

Il ritorno al pitagorismo è un elemento importante per il medio e il neoplatonismo, perché rafforza la componente metafisica e religiosa, e segna un’ulteriore separazione rispetto al platonismo scettico.

Numenio di Apamea

Influenzato da dottrine platoniche e pitagoriche, Numenio di Apamea (II-III secolo d.C.) è autore di un’opera intitolata Sul distacco degli Accademici da Platone, di cui possediamo qualche frammento. Nella sua ricostruzione dell’evoluzione del platonismo, Numenio descrive Platone come un seguace di Pitagora, ma i suoi successori avrebbero tradito l’ispirazione originale della sua filosofia. Riteneva inoltre che le dottrine pitagorico-platoniche fossero strettamente collegate con alcune religioni orientali, compreso l’ebraismo.

La teoria più interessante dal punto di vista filosofico è però la cosiddetta dottrina dei tre dèi, che ha anticipato la riflessione di Plotino. Come Plotino e i neoplatonici successivi, la filosofia di Numenio si interessa principalmente di teologia e metafisica, mettendo in secondo piano le altre discipline filosofiche.

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