Platone: dialettica, metodo e verità

In Platone la dialettica è lo strumento per raggiungere la conoscenza delle idee. Il ricorso della dialettica, molto presente in dialoghi della maturità come il Fedone e la Repubblica, diventerà centrale nelle opere della vecchiaia (note appunto come dialoghi dialettici).
Indice
Platone e la dialettica come scienza suprema
Platone definisce la dialettica come un particolare tipo di indagine filosofica, ma anche come una continuazione del metodo socratico. La più alta forma di facoltà intellettuale, infatti, ha a che fare con il logos, inteso sia come ragionamento discorsivo sia come dialogo, cioè come un dare e ricevere discorsi. La forma del dialogo è fondamentale nella filosofia platonica: lo stesso pensare è un muto dialogo che l’individuo ha con se stesso. Per giungere alla verità l’uomo non può guardare al mondo sensibile, ma deve rivolgersi dentro se stesso, esaminare le opinioni e curare la propria anima.
Molti dialoghi platonici ruotano attorno alla richiesta di una definizione: per esempio nel Liside si cerca che cos’è l’amicizia, nel Gorgia che cos’è la retorica, nella Repubblica che cos’è la giustizia, e così via. A partire da questo si sviluppa il dialogo, attraverso una serie di domande e risposte. La dialettica è infatti un complesso metodo di analisi e sintesi, che richiede di unificare e dividere le idee in modo corretto. Nella Repubblica, la dialettica è posta al vertice dell’educazione del filosofo governante, scienza suprema e culmine delle discipline matematiche.
Ipotesi e argomentazioni
Ma come si svolgono i dialoghi? In genere, come abbiamo ricordato, si parte da una domanda, a cui uno dei personaggi cerca di rispondere, formulando una o più ipotesi. A questo punto interviene il filosofo che guida il dialogo: in genere è Socrate, ma in alcune opere questo ruolo è ricoperto da altri personaggi (come Parmenide, lo Straniero di Elea, Timeo e l’Ateniese). Il filosofo procede a porre alcune domande e tenta di confutare le ipotesi. Per esempio, può mostrare che la tesi non può essere estesa a tutto, oppure che, se sviluppata, porta a conseguenze inaccettabili. In alcuni casi, l’ipotesi deve essere scartata perché sono le premesse su cui si basa a essere inaccettabili.
Attraverso il confronto argomentativo tra i personaggi si dovrebbe giungere a una conclusione inconfutabile – o comunque difficile da confutare. Tuttavia, raramente si arriva a una definizione definitiva. Platone infatti diffida dalla possibilità di racchiudere il processo conoscitivo in un testo scritto: i risultati raggiunti devono sempre essere sottoposti al vaglio della discussione dialettica, a un dialogo vivo tra uomini.
Il metodo dicotomico
Nei dialoghi della vecchiaia, la dialettica diventa sempre più centrale. Nel Sofista e nel Politico, lo Straniera di Elea cerca una definizione rispettivamente per il sofista e per il politico: per farlo, ricorre alla dialettica e in particolare al cosiddetto metodo dicotomico (o della divisione).
Si parte da una classe molto generale, in cui rientra anche l’oggetto della ricerca, e si procede dividendo in due parti questa classe. Una volta stabilito in quale delle due parti rientra l’oggetto che stiamo cercando, si procede nuovamente a dividere per due, individuando la classe di nostro interesse. Si va avanti così finché la suddivisione non è più possibile. Ripercorrendo i vari passaggi è possibile dare una definizione dell’oggetto che si è cercato.
Platone, la dialettica e la verità
Può la dialettica portare alla conoscenza delle idee? La dialettica può rivelarsi un procedimento infinito, e in alcuni dialoghi emerge la necessità di analizzare i rapporti che collegano un concetto con un altro. Inoltre, si possono verificare casi in cui, anche utilizzando l’intelletto, si giunge a conclusioni errate.
Il problema viene affrontato nel Teeteto, che però non riesce a trovare una soluzione: l’intelletto, infatti, non è in grado di affrancarsi definitivamente dall’opinione e dai suoi errori. Qualsiasi conoscenza, infatti, si manifesta anzitutto come opinione di qualcuno. Di conseguenza si può giungere solo alla conclusione che la conoscenza è opinione vera a cui si affianca il logos.
