Scapigliatura: caratteristiche ed esponenti

Negli anni settanta dell’Ottocento, l’Italia si trovava ad affrontare le questioni politiche e sociali nate dalla fine del processo di unificazione nazionale. In questo contesto, un movimento letterario e artistico particolarmente importante e innovativo fu la scapigliatura. Le caratteristiche di questa corrente la resero per certi versi un movimento d’avanguardia anche se, come vedremo, non riuscì nel tentativo di rinnovare la letteratura italiana.
Indice
Origini del termine scapigliatura
Il Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia riporta che la prima occorrenza della parola “scapigliato” (participio passato di “scapigliare”) risale alla poesia del Duecento. Si tratta quindi di un termine antico e di origine aulica, che negli anni settanta dell’Ottocento fu adottato per tradurre in italiano la parola francese bohéme. Il primo a usarla fu Cletto Arrighi nel titolo di uno dei suoi romanzi più famosi, La scapigliatura e il 6 febbraio (1862). Nella prefazione, in particolare, Arrighi diede una celebre definizione del movimento:
In tutte le grandi e ricche città del mondo incivilito esiste una certa quantità di individui d’ambo i sessi v’è chi direbbe una certa razza di gente – fra i venti e i trentacinque anni non più; pieni d’ingegno quasi sempre, più avanzati del loro secolo; indipendenti come l’aquila delle Alpi, pronti al bene quanto al male, inquieti, travagliati, turbolenti – i quali – e per certe contraddizioni terribili fra la loro condizione e il loro stato, vale a dire fra ciò che hanno in testa, e ciò che hanno in tasca, e per una loro maniera eccentrica e disordinata di vivere […] – meritano di essere classificati in una nuova e particolare suddivisione della grande famiglia civile […]
Questa casta o classe – che sarà meglio detto – vero pandemonio del secolo, personificazione della storditaggine e della follia, serbatoio del disordine, dello spirito d’indipendenza e di opposizione agli ordini stabiliti, questa classe, ripeto, che a Milano ha più che altrove una ragione e una scusa di esistere, io, con una bella e pretta parola italiana, l’ho battezzata appunto: la “Scapigliatura Milanese”
C. Arrighi, La scapigliatura e il 6 febbraio, prefazione
Scapigliatura, caratteristiche letterarie
Come si diceva all’inizio, la scapigliatura fu un movimento d’avanguardia perché introdusse in Italia temi e suggestioni provenienti dalla letteratura europea contemporanea. In particolare, autori di riferimento furono E.T.A. Hoffmann, Jean Paul, Heinrich Heine e Charles Baudelaire. Tuttavia, quando si parla di scapigliatura non si deve intendere un movimento omogeneo dotato di una poetica condivisa tra i suoi membri.
Gli scapigliati fecero proprio il modello di vita disordinata tipico degli intellettuali bohémien francesi, e che caratterizzò l’esistenza di molti autori del gruppo (che vissero in povertà e morirono giovani). Il processo di modernizzazione del paese, favorito dall’unità raggiunta, aveva creato un conflitto tra la società industriale e gli artisti, che si ritrovavano ai margini. A livello poetico, questo conflitto trovò espressione nel contrasto tra l’ideale e il vero. Il poeta parlava della realtà del tempo, descrivendola nei suoi aspetti più crudi.
Gli scapigliati contribuirono a svecchiare la letteratura italiana. Introdussero temi del Romanticismo europeo ignorati dal Romanticismo italiano, come i gusto per il macabro, il culto del bello, l’interesse per l’irrazionale, il sogno, la follia, la malattia. Allo stesso tempo, ripresero dal naturalismo francese l’attenzione per la descrizione oggettiva e anticonformista della realtà.
Nonostante le premesse, la scapigliatura non riuscì a sviluppare un linguaggio poetico in grado di esplorare la nuova realtà. Nelle poesie degli scapigliati mancano il colore e la musicalità tipici dei simbolisti francesi. I risultati letterari furono invece piuttosto deludenti, incapaci di rinnovare in profondità la cultura italiana dell’epoca.
Protagonisti della scapigliatura
Centro principale di diffusione della scapigliatura fu la città di Milano e in generale la Lombardia. Qui vissero il già ricordato Cletto Arrighi e alcuni dei maggiori autori scapigliati: Iginio Ugo Tarchetti, Emilio Praga, Carlo Dossi. Il movimento però si diffuse in tutto il Nord Italia. Risultati originali si ebbero poi in Piemonte e a Torino in particolare, dove i primi segnali si ebbero già negli anni cinquanta. Vicino agli ambienti scapigliati milanesi fu inoltre Giuseppe Rovani, autore di Cento anni, uno dei maggiori romanzi italiani dell’Ottocento. A lui, appartenente a una generazione precedente, gli scapigliati guardavano come a un precursore a un maestro.
Sul web
- La scapigliatura e i suoi fondatori, Rai Scuola
