Giovanni Verga, Mastro-don Gesualdo: riassunto e tematiche

Analisi e riassunto del Mastro-don Gesualdo di Giovanni Verga, il secondo grande romanzo del ciclo dei Vinti, tra i capolavori del verismo siciliano. Pubblicato nel 1889, a otto anni di distanza dai Malavoglia, narra la disastrosa battaglia di un muratore arricchito per raggiungere una migliore condizione sociale, dopo avere ottenuto la ricchezza.
Indice
Mastro-don Gesualdo: riassunto della trama
Grazie alla sua intelligenza e al duro lavoro, l’ex muratore Gesualdo Motta è riuscito ad arricchirsi. Ora che gode di una nuova posizione economica, desidera migliorare anche la propria condizione sociale con un matrimonio di interesse. Sposa quindi donna Bianca Trao, erede di una nobile famiglia in rovina. Tuttavia, la nobiltà locale accoglie Gesualdo con freddezza, considerandolo un estraneo. A trattato con freddezza non è solo la moglie, ma anche la figlia Isabella Motta, che in realtà è nata da una relazione adulterina della madre.
Gesualdo però deve fare i conti anche con l’invidia del padre e dei fratelli, che vorrebbero appropriarsi dei suoi beni. Durante le rivolte del Quarantotto, i nobili gli aizzano contro il popolo, e solo a stento riesce a salvarsi dal linciaggio. In seguito, Isabella fugge con un cugino di cui si è innamorata. Per rimediare, Gesualdo la dà in moglie al duca de Leyra, un nobile decaduto e squattrinato. La coppia finisce però per sperperare le ricchezze di Gesualdo il quale, minato nella salute, si ammala. Ospite della figlia e del genero in un palazzo di Palermo, rimane in disparte. Muore solo, osservato da un servo infastidito.
Mastro-don Gesualdo: analisi stilistica
Rispetto ai Malavoglia, qui c’è un elevamento di livello sociale: dal mondo rurale dei pescatori, Verga qui passa agli ambienti borghesi e aristocratici. È una caratteristica del ciclo dei Vinti: il successivo romanzo, La duchessa di Leyra, seguito mai compiuto del Mastro-don Gesualdo, avrebbe dovuto descrivere proprio la nobiltà. Di conseguenza anche lo stile, pur rimanendo fedele al canone dell’impersonalità, subisce un innalzamento.
In questo caso, il narratore corrisponde all’autore reale: Verga, come i protagonisti del romanzo, è nato e cresciuto nella piccola nobiltà agraria siciliana. Assume quindi un sguardo critico nei confronti dei personaggi, ritraendone con sarcasmo il cinismo e la meschinità, senza però cadere nella narrativa onnisciente manzoniana. Il narratore infatti non dà molte informazioni sui personaggi, ma ne parla come se il lettore li conoscesse da sempre. Il protagonista racconta da sé la propria storia.
Inoltre, mentre I Malavoglia erano un romanzo corale, nel Mastro-don Gesualdo si staglia sopra gli altri personaggi la figura del protagonista, che si eleva per la sua eccezionalità. La vicenda quindi viene narrata dal suo punto di vista, con una focalizzazione intera che ricorre principalmente al discorso indiretto libero.
Mastro-don Gesualdo: tematiche principali
Alla focalizzazione interna corrisponde anche una polarizzazione nell’interiorità del protagonista, diviso tra i valori e la lotta per la vita. Da un lato Gesualdo ha l’esigenza di intrattenere rapporti umani autentici; dall’altro, però, è spinto a incamerare grandi quantità di denaro e arricchirsi. Di conseguenza, è affettuoso verso la moglie e la figlia, delle quali desidera l’amore, ma non riesce a coniugare questi valori con il suo scopo principale, cioè l’accumulare ricchezza. Gesualdo non si fa scrupoli a sfruttare i propri operai e ad abbandonare Diodata, la donna che lo ama, per sposare donna Bianca in un matrimonio di convenienza.
Come si intuisce anche dal riassunto del Mastro-don Gesualdo, nel romanzo la logica dell’utile è ormai predominante. Il pessimismo di Verga è assoluto: ogni sentimento e ogni valore è schiacciato dalla dura realtà della lotta per la sopravvivenza. La vicenda di Gesualdo è inoltre segnata dal fallimento, dall’incapacità di stabilire rapporti umani autentici, finendo per essere circondato solo dall’odio e dall’invidia. Dalla sua epica lotta per la «roba» ricava solo dolore e amarezza.
Gesualdo Motta è un eroe tipico dell’età del progresso. È un uomo che si è fatto da solo grazie alle proprie qualità, sollevandosi da una condizione economica disagiata. Il romanzo mette quindi in luce la grandezza del personaggio, ma allo stesso tempo traspare l’atteggiamento negativo che Verga ha nei confronti del progresso. A questa negatività non c’è rimedio né alternativa, così come nelle altre opere dello scritto: non c’è nostalgia per un passato mitico, né un riferimento a utopie di felicità. Descrive con lucidità le trasformazioni che portano alla modernità, un processo fatale e necessario.
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- Testo del romanzo, LiberLiber
